lunedì 14 aprile 2014

Il capitalismo distrutto dalla finanza

Dov'è il mio denaro? Aumenta il divario tra ricchi e poveri
Fabrizio Pezzani, ordinario di Programmazione e Controllo dell'Università Bocconi di Milano, ha analizzato con grande lucidità l'incidenza della finanza sulla vita reale delle popolazioni. Il suo ragionamento si concretizza dando vita ad una tesi, assolutamente condivisibile, secondo cui l'attuale modello egemone legato alla speculazione può generare soltanto nuova povertà. L'unico rimedio, anche per l'Italia, è tornare all'economia reale, possibilmente prima che sia troppo tardi. Le 85 persone più richhe al mondo detengono un patrimonio pari a quello di 3,5 miliardi di persone, ovvero la metà della popolazione mondiale. Nei paesi di cultura anglosassone, considerati i più rappresentativi della democrazia, le disuguaglianze hanno spaccato le società. Negli USA il reddito dell'1% dei più ricchi è equivalente al 40% del reddito nazionale e il trend sta crescendo: un americano su sei ha bisogno di un buono pasto, la povertà è tornata ai livelli del 1963. Del resto, la crescita del Pil ha un'utilità negativa perché a parità di tassazione aumentano le disuguaglianze dando risorse superflue ai ricchi, sottraendole alla classe media che tiene in piedi il sistema. Nella Silicon Valley, punta di diamante degli Stati Uniti, si trova "The Jungle", il più grande accampamento dei senzatetto del Paese. In questi giorni, Barack Obama, è stato a Roma per confrontarsi con papa Francesco che si è fatto testimone della lotta alla povertà e alla disuguaglianza. Un incontro epocale il cui scopo doveva essere quello di stimolare anche negli USA politiche di sostegno ai ceti meno abbienti. Ma il divario fra ricchi e poveri è notevole anche in Gran Bretagna. Le cinque famiglie più abbienti hanno un patrimonio equivalente a quello del 20% più povero del Paese, eppure là si propongono meno tasse ai più ricchi e tagli al welfare. Anche noi, in Italia, siamo della stessa partita. La società si sta indebolendo e vive le stesse profonde contraddizioni. Secondo gli ultimi dati disponibili (relativi al 2012, forniti dal dipartimento delle Finanze), il 5% dei redditi più alti dichiarati è pari al 22,7% dei complessivi, e il 10% delle famiglie possiede il 46,6% della ricchezza. Come non vedere nella supremazia della finanza la causa di questi squilibri sociali? L'affermarsi della finanza come verità accademicamente incontrovertibile e come scienza esatta si basa su un'ipotesi falsa ma perseguita con lucida determinazione: ha accelerato i processi di concentrazione della ricchezza diventando uno strumento egemonico nelle politiche globali dei governi. Così è diventata un sistema parassitario, una sorta di locusta dell'economia reale, la quale viene spolpata fino al collasso perché la moneta non genera moneta. Si è erosa la tenuta dei sistemi sociali e compromessa la realizzazione del bene comune, diventato secondario rispetto a quello individuale, chi decide, in finanza, non si pone il problema delle conseguenze delle sue scelte che possono distruggere aziende sane e mettere in difficoltà la tenuta di interi paesi. La dinamica finanziaria ha continuato a dettare legge ma ha indebolito socialmente i paesi dove si è manifestata dominante (USA e Gran Bretagna). In queste condizioni è difficile ergersi a paladini della giustizia. L'esito delle tensioni in Siria in modo non bellico ha dato evidenza di questa debolezza contrattuale e ha riportato la Russia di Vladimir Putin a un ruolo da protagonista nei giochi globali. Inoltre, il naturale avvicinamento tra Russia e Germania è nella storia (la grande Caterina era tedesca) e ha contribuito ad evidenziare le difficoltà degli USA nel mantenere una posizione di forza come la vicenda della Crimea ha dimostrato. La finanza dominante comincia, dunque, a scontrarsi con un modello culturale fondato sull'economia reale, a mettere in discussione il suo potere egemonico oltre che il modello sociale da essa generato. Anche i recenti investimenti della finanza americana nel nostro Paese (fondo Blackrock), fatti con inusuale rapidità, non sembrano destinati a creare occupazione ma anzi ad avere un ruolo importante nelle politiche finanziarie del Paese. Ma occorre ricordare che la nostra storia si regge su una tradizione di economia reale e di capitale sociale, non di finanza. Quest'ultima non è nel nostro dna, su quel piano saremo sempre perdenti e dominati. Il vero scontro si giocherà, insomma, nei prossimi anni, nella messa in discussione di un modello socioculturale incardinato su un capitalismo finanziario fine a se stesso che ha generato una crisi sociale e di valori conflittuali. Può essere sostenibile un modello sociale con diseguaglianze e disgregazioni sociali? Può l'economia essere sovraordinata alla società? Può l'economia reale essere un'ancella della finanza? La storia ci dice che non è possibile, ma ancora una volta siamo qui a riprovarci e a rischiare di trovarci davanti al caos, in una sorta di Armageddon. Saremo capaci di capirlo e di sostituire al "bellum omnium contra omnes" (tutti contro tutti, ndb) la collaborazione e il senso antico di "societas"? Questa è la vera sfida che ci aspetta.

domenica 13 aprile 2014

Widiba la banca online realizzata con il contributo degli utenti prende piede in Italia

Widiba si presenta come una banca fuori dall'ordinario. Nata da un'idea del gruppo Montepaschi di Siena, si pone all'attenzione dell'opinione pubblica come il primo esperimento di banca partecipativa che abbia mai preso il via in Italia. Una sorta di mega referendum popolare fatto di proposte e domande di ogni genere sta dando vita a quella che promette di essere la banca online più vicina ai reali bisogni degli utenti e quindi dotata di una marcia in più rispetto alla concorrenza. I clienti fanno la banca e quelli di Widiba lo hanno capito bene, tanto da delegare a loro la scelta di tutto ciò che attiene il funzionamento della stessa. Operazioni, pacchetti di servizi, promozioni, prodotti e quant'altro non sono decisi a tavolino da manager strapagati ma sono frutto delle idee di oltre 71.000 utenti che in maniera entusiasta stanno prendendo parte al progetto (al momento si contano più di 2.300 idee e opinioni).  Widiba ha anche ideato un meccanismo assai interessante che mira a fidelizzare la clientela in questa prima fase di start-up e in seguito, quando la banca sarà realmente operativa. In base ai contributi che ogni utente fornisce al progetto, Widiba corrisponde dei Widistock, dei punti virtuali in grado di restituire valore alla comunità web degli utenti sostenendo progetti di interesse comune. A tal fine è sin d’ora previsto che tutti i punti accumulati dagli utenti (e computati attraverso un apposito contatore disponibile sul sito di Widiba) saranno utilizzati per finanziare fino a un massimo di dieci progetti legati alle scuole più meritevoli. In particolare, per ciascuna soglia di punti raggiunti dalla comunità,  Widiba provvederà ad installare un impianto WIFI all’interno di una scuola. La comunità coinvolta segnalerà la scuola e il progetto o l’attività che grazie al nuovo impianto WIFI la scuola potrà mettere a disposizione degli alunni. Ciascuna soglia equivale a un milione di Widistock. L’insindacabile scelta del progetto e della scuola sarà discussa e votata da una giuria di qualità designata da MPS. Widiba, dunque, oltre a presentarsi come banca partecipativa e aperta alle reali esigenze degli utenti, svolge, almeno in questa prima fase e si spera anche in seguito, un ruolo interessante anche in ambito sociale. Ogni azione, proposta, intervento, punti Widistock generati e tutto ciò che l’utente ha effettuato sul sito di Widiba concorrerà a determinare il profilo commerciale dell’utente stesso. Ciò, permetterà all’utente di beneficiare di eventuali ulteriori vantaggi legati a concorsi a premio (i cosidetti "rewarding"). Un utente, una volta registrato sul sito di Widiba, potrà scegliere tra due opzioni relative ad altrettante azioni:
A) inserire una proposta utile a migliorare l’offerta dei servizi bancari e finanziari online;
B) condividere un’esperienza non positiva avuta in passato rispetto al contesto bancario. Tutti gli utenti che all’interno di Widiba inseriscono una proposta vengono definiti “SOLUTION CREW”. Gli utenti che, invece, inseriscono un’opinione, vengono identificati come “QUESTION CREW”. Tutti i membri "QUESTION CREW" che dopo aver inserito un'opinione decidono di convertirla in proposta cambiano ruolo e diventano automaticamente "SOLUTION CREW".

Ecco alcuni contributi interessanti forniti dagli utenti di Widiba:

Sobery suggerisce, ad esempio, la possibilità per l'utente di "creare" conti correnti personalizzati partendo da un contratto base, andando step by step ad aggiungere le opzioni che più desidera (carnet di assegni, carta di credito, internet banking) in modo "dinamico". Ogni opzione dovrà essere espressamente richiesta rispondendo via via a domande strutturate più o meno in questo modo: "vuoi inserire l'home banking (costo €1 al mese)? "Il cui risultato sarà un conto su misura per le sue esigenze (e le sue tasche) senza sorprese.

lucabertone invece si concentra sui mutui. La sua proposta è la seguente: "Sarebbe bello, se uno ha bisogno di un prestito-finanziamento avere una videata nell'home banking dove inserire le proprie peculiarità (reddito mensile, altri finanziamenti in essere, ecc...) ed alla fine avere subito la risposta della banca sulla fattibilità del prestito stesso: tutto on-line e tutto veloce".

annibal pone l'accento, invece, sulla comunicazione attraverso le app e propone di "avere la possibilità di comunicare con la banca tramite l'applicazione WhatsApp".

Doddo1970 apre le porte a nuove frontiere per il trading: "Mi piacerebbe che si potesse fare trading su tutte le piazze finanziarie e per tutti i tipi di strumenti, senza escludere titoli come il btp mantello o le valute, e che tutti gli strumenti finanziari vengano censiti in piattaforma a partire dal primo giorno di quotazione".

solestella "Io in genere tendo ad inserire password, non molto diverse tra loro, mi aiuta a dimenticarle di meno ma offre poca sicurezza, possiamo utilizzare un sistema di riconoscimento vocale?"

Barbara Damiano fa un po' il bastian contrario ma in maniera assolutamente costruttiva: "Sono dubbiosa. Come ogni cittadino medio, nel corso degli anni la mia fiducia verso le Banche, tutte, è diminuita drasticamente: contratti troppo complicati e impossibili da capire e leggere veramente, commissioni che aumentano improvvisamente, finanziamenti sempre difficili da richiedere, poca digitalizzazione dei servizi, costi elevati.A maggior ragione quando si ha una famiglia (o addirittura un'azienda, come noi): in Italia mi sembra tutto molto complicato, per chi ha molti conti corrente e deve gestirli al meglio. Widiba si è proposta di creare una Banca sulle indicazioni degli utenti: una sfida forte, che deve essere trattata con cura. Widiba è pronta a recepire anche le critiche? In che modo? Io, chiaramente, lo vorrei: mi piacerebbe pensare di poter avere un giorno un conto corrente aziendale in una Banca che percepisco come alleato commerciale, e non come ostacolo alla crescita, o come puro costo di cui non posso fare a meno. Ecco quindi le mie idee forti, complicate e anche schiette:
- vorrei veder premiata la digitalizzazione: una riduzione significativa dei costi bancari per chi, come me, opera soltanto con la Banca online, senza recarsi agli sportelli;
- vorrei fidi aziendali flessibili, con commissioni giuste, che premiano chi ha un buon fatturato ma in certi periodi dell'anno ha bisogno di liquidità (per investire, per pagare le tasse...)
- e soprattutto vorrei avere aiuto: consulenze commerciali e finanziarie, indicazioni sugli investimenti aziendali, assistenza online da persone competenti che hanno a cuore il mio business (il mio cliente ha un'azienda florida, facciamolo crescere ancora, così vinciamo tutti).
Allo stesso modo, come membro di una famiglia, vorrei poter contare sulla mia Banca per gestire al meglio le finanze della famiglia e la mia casa:
- vorrei un piano di risparmio in cui i miei soldi vengano investiti eticamente;
- vorrei agevolazioni per ristrutturazioni o miglioramenti della casa;
- sicuramente mi piacerebbe poter risparmiare del denaro per mia figlia, per pagarle l'Università in futuro;
- vorrei trasparenza: di chi è la mia Banca? opera eticamente?
Non mi sento ottimista: un caso più unico che raro. Un caso in cui vorrei essere smentita, se si può."

Widiba appare come un nuovo modo di concepire il concetto di banca. Sarà una nuova era? c'è da auspicare cambiamenti significativi a favore dei cittadini e il progetto Widiba pare vada verso la realizzazione di un sogno, la banca di tutti fatta dagli utenti. Tra realtà e utopia, una mosca bianca accende un barlume di speranza all'interno del vecchio e decrepito sistema bancario. Staremo a vedere.

venerdì 4 aprile 2014

É scontro sui conti Ior appoggiati presso banche italiane

Ernst von Freyberg - Presidente dello IOR
Papa Francesco promette di trasformare lo IOR in una casa di vetro, cominciando dai 18.900 conti correnti per un valore complessivo di 6,3 miliardi di euro. Ma la Santa Sede è gelosa dei suoi segreti finanziari, perciò, dietro le quinte, si sta consumando un duro braccio di ferro tra autorità italiane e vaticane. In ballo ci sono i conti IOR appoggiati presso le banche italiane: si parla di almeno una quarantina di milioni di euro presso Banca Intesa, Unicredit, Credito artigiano, Mps e altri ancora. Si tratta di "conti calderone" o "conti misti", utilizzati dallo IOR per trasferimenti di denaro, avendo cura di custodire l'anonimato dell'effettivo titolare. I conti sono stati congelati: l'unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia diretta da Claudio Clemente e la Procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone chiedono con insistenza al presidente dello IOR, Ernst von Freyberg (Ernst von Freyberg pone due obiettivi alla base del suo impegno presso lo IOR: il primo è di rendere le strutture e i regolamenti dello IOR più trasparenti. Il secondo è di chiarire e, se necessario, porre fine a pratiche come il riciclaggio e l'evasione fiscale poiché, in passato, lo IOR è stato associato a tali attività illecite. In riferimento a questi argomenti, von Freyberg ha dichiarato che lo IOR praticherà una politica di "tolleranza zero" contro le attività illegali), e al direttore dell'Autorità di informazione finanziaria del Vaticano, René Brulhart, di accendere un faro su questi conti. All'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco, è stata affidata la "moral suasion" sul segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin. Ma alla fine lo stesso Greco non ha potuto nascondere una certa irritazione, complice anche il rifiuto dello IOR di fornire la lista delle 35 banche estere con conti di corrispondenza e le generalità dei titolari dei 1.300 conti presso la banca vaticana chiusi nelle scorse settimane. Molti dei depositi custoditi in quei conti hanno già preso il volo, probabilmente verso la Germania e alcuni paradisi fiscali. L'Italia, intanto ha dato corso alla rogatoria su monsignor Nunzio Scarano, fornendo al tribunale del Vaticano le informazioni richieste. Bankitalia si aspetta, infine, di essere consultata per definire i futuri assetti dello IOR e dell'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio delle sede apostolica. Ma neppure su questo sembra esserci stato un confronto. 

Ignazio Ingrao
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