lunedì 28 febbraio 2011

Nuovi scenari per i mercati finanziari

Il giro di boa del nuovo anno, in un'ottica di più lungo periodo, ha rappresentato una svolta non solo sul calendario, ma anche sullo scenario economico e finanziario internazionale. La crisi libica di questi giorni ha scosso la Borsa, i contraccolpi immediati e legati ai fatti di attualità risultano inevitabili, dopo che invece le rivolte e i mutamenti politici in Egitto e Tunisia non avevano provocato conseguenze rilevanti per i listini. Ma numerosi fattori, dati e segnali di carattere strutturale, sul panorama economico e finanziario globale, indicano la possibilità di proseguire con decisione sulla strada della ripresa, e rappresentano importanti presupposti per guardare con fiducia alle prospettive di medio e lungo periodo. Al di là delle oscillazioni dei mercati più contingenti e di breve, a volte di brevissima, durata.

Innanzitutto, dopo un 2010 di turbolenze ed incertezze soprattutto sullo scenario macro economico europeo, dopo le crisi finanziarie di Grecia e Irlanda dello scorso anno, le tensioni sul debito sovrano di alcuni Paesi dell'area Euro suscitano minore preoccupazione grazie all'iniziativa di Governi e istituzioni internazionali. Ma sono del resto diversi altri i segnali, i dati e risultati, che portano a questa svolta. Il quadro economico mondiale mostra indubbi segni di vitalità e le dinamiche al rialzo dell'inflazione, per ora moderate, e legate a quelle dei prezzi di materie prime, petrolio e tariffe, evidenziano che il motore dell'economia dei Paesi industrializzati è in ripresa: gli Stati Uniti fanno registrare il sesto trimestre consecutivo di crescita positiva, e con la tendenza in ulteriore miglioramento, mentre nelle prime settimane del nuovo anno c'è stata una stabilizzazione dell'Euro nei confronti del Dollaro, segno che l'Europa sta riguadagnando terreno anche nei confronti del nuovo slancio americano. L'economia in Germania viaggia come una locomotiva, analisi e rilevazioni indicano che la fiducia dei manager e dirigenti d'azienda tedeschi sull'andamento degli affari, e sulle prospettive per i prossimi sei mesi, è al massimo storico dal 1991. E sono tutti indizi importanti, colti per tempo da analisti finanziari e investitori, sulla direzione al rialzo che ha imboccato il ciclo economico internazionale.

Sullo scenario europeo la crisi del debito sovrano e del sistema finanziario che nel 2010 ha scosso Grecia e Irlanda appare ormai avviata verso una soluzione organica, l'Unione Europea affronta la questione in maniera più strutturale e la Bce si è mossa in maniera efficace acquistando Titoli di Stato dei Paesi in difficoltà dell'area euro, sostenendone il finanziamento. Al contempo, lo European Financial Stability Facility (Efsf, l'organismo sovranazionale per la stabilità finanziaria dei Paesi europei) il 25 gennaio scorso ha emesso con successo un primo Bond, per complessivi 5 miliardi di euro, come parte del finanziamento per l'Irlanda, con una consistente adesione da parte di Paesi asiatici come Cina e Giappone, che da solo ha acquistato circa il 20% dell'emissione finanziaria europea. E ora le autorità di Bruxelles stanno valutando la possibilità di ampliare le competenze dello European Financial Stability Facility a sostegno di eventuali altri Paesi europei in difficoltà. Anche le aste dei Titoli di Stato di alcuni Paesi sotto osservazione, come Spagna e Portogallo, hanno avuto esito positivo e hanno contribuito al recupero di fiducia sullo scenario internazionale.

Non solo, in questo primo frangente del nuovo anno si sono ridotti notevolmente anche i differenziali di rendimento tra i Titoli di Stato tedeschi e quelli italiani, un altro elemento importante, che indica un segnale di credibilità del sistema Paese. La crisi politica e istituzionale in Libia sta provocando inevitabili contraccolpi immediati sui mercati in questi giorni, ma restano condizioni e scenari di fondo a livello internazionale, mutati in maniera significativa rispetto al biennio appena trascorso, che rappresentano importanti opportunità di ripresa e di crescita in un'ottica di medio e lungo periodo.

I tassi Bce in estate potrebbero risalire di mezzo punto

Il tono aggressivo di molti banchieri centrali ha portato, in questo periodo, gli operatori ad ipotizzare entro l'anno già almeno un paio di mosse al rialzo della Banca centrale europea sui tassi, che potrebbero quindi passare dall'attuale 1% all'1,5% nel giro di pochi mesi, addirittura entro l'estate. A dirlo è stato il presidente di Assiom-Forex Giuseppe Attanà (nella foto) che, nel corso di una lunga intervista a cura di Maximilian Cellino de "Il Sole 24 Ore", ha assunto una posizione cauta ma assai precisa al riguardo, esprimendo un pizzico di preoccupazione in merito all'opportunità, da parte della Bce, di rialzare i tassi prima di aver ritirato le misure straordinarie adottate dopo il crack Lehman per sostenere il sistema finanziario. Attanà, in particolare, ha auspicato che un provvedimento simile venga opportunamente preparato in anticipo, in modo da non rendere traumatico il rialzo. Le modalità straordinarie di finanziamenti alle banche sono infatti ancora in vigore e visti i recenti ricorsi per importi significativi alla "marginal lending facility", il bancomat d'emergenza dell'Eurotower, l'interpretazione dei mercati potrebbe non essere del tutto corretta e generare effetti indesiderati. Il presidente di Assiom-Forex, in un siffatto scenario, in vista del quasi certo rialzo dei tassi entro l'anno, ha cercato anche di suggerire ai risparmiatori le forme di investimento migliori per poter ottenere un certo profitto. La parola d'ordine secondo Attanà è "breve termine". In un momento tanto delicato è consigliabile, infatti, investire con orizzonti temporali di breve periodo, che consentano di riposizionarsi una volta avvenuti i primi rialzi per riallocare successivamente in modo migliore i risparmi. Una buona alternativa è comunque rappresentata dai titoli indicizzati a tassi variabili, come i nuovi CCT del Tesoro legati all'Euribor.

domenica 27 febbraio 2011

Cosa sono i bond bancari?

I prodotti venduti allo sportello sono innumerevoli e particolare attenzione va data ai cosiddetti strutturati. Sono si obbligazioni, ma agganciate ad un altro sottostante finanziario che può essere un paniere di azioni o la curva dei tassi o i prezzi delle materie prime. L'investitore, di fatto, fa una scommessa sull'andamento del sottostante. Il bond ha in genere capitale garantito e un premio a scadenza legato all'andamento di titoli o panieri di borsa. Nel caso dell'inflation linked il valore delle cedole e/o del capitale è in funzione del tasso d'inflazione. Si scommette, cioè, sulla risalita dei prezzi. La cedola è determinata dal valore dei tassi a lungo termine e dalla differenza con quelli a breve. Si guadagna se il differenziale tra il tasso a due anni e quello a dieci anni tende a crescere. Al contrario il bond è penalizzato se la curva dei tassi si appiattisce. Cercate nel foglio informativo o chiedete allo sportellista se il bond è "callable". Se è così fate molta attenzione! Callable vuol dire che il titolo può venire rimborsato a totale discrezione della banca che l'ha emesso. In genere succede proprio quando le cedole si alzano troppo. Per la banca ovviamente. Sono titoli che prevedono cedole crescenti nel tempo e/o al contrario cedole decrescenti sempre in relazione alla durata dell'obbligazione. Sono valori predeterminati e quindi non in relazione all'andamento dei tassi di mercato.

mercoledì 23 febbraio 2011

Novità sull'anatocismo bancario

Si dice anatocismo l'applicazione di un interesse agli interessi maturati in precedenza. Se un capitale produce interessi in un dato periodo, gli interessi calcolati nel periodo successivo sono anatocistici se, oltre ad essere calcolati sul capitale, sono pure calcolati sugli interessi maturati nel periodo precedente. La Cassazione nel 1999 (sentenza numero 2374) ha dichiarato illegittima la prassi delle banche di capitalizzare interessi passivi con periodicità più frequente (di solito, trimestrale) rispetto alle periodicità di accredito degli interessi attivi (di solito, annuale). Illegittimità ribadita a Sezioni unite nel 2004, con una sentenza (la numero 21095) che ha esteso retroattivamente la nullità delle clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi ai versamenti effettuati anteriormente alla riforma dell'anatocismo del 1999 (delibera Cicr 9 febbraio 2000 e Dlgs 342/99). Secondo le associazioni dei risparmiatori le sentenze della Cassazione avrebbero potuto aprire la strada a un contenzioso plurimiliardario. Secondo alcune di esse, si sarebbe potuto risalire, nel chiedere il rimborso degli interessi pagati in più, almeno fino agli anni ottanta. Secondo altre, il termine ordinario di prescrizione di 10 anni decorreva dalla sentenza del 2004 e dunque si sarebbe potuto agire fino ai versamenti del 1994. La Cassazione (sentenza numero 24410 del 2010) ha chiarito, tra l'altro, che il termine di prescrizione decennale decorre dalla chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati addebitati. Il decreto milleproroghe (comma 9, articolo 2 quinquies) stabilisce invece che la prescrizione decorre non dal giorno della chiusura del conto ma dal giorno di ogni singola annotazione dei versamenti effettuati dai clienti a ripianamento degli interessi passivi addebitati nel conto.

martedì 22 febbraio 2011

Mutui: l'Italia è il Paese più caro d'Europa e aumentano i pignoramenti

Non diminuiscono i rincari sul costo della casa. Una vera piaga per gli italiani che non solo devono fare i conti con aumenti dei prezzi esorbitanti rispetto al resto d'Europa, ma anche con il continuo incremento del differenziale dei tassi applicati in tutto il continente. E, cifre alla mano, i dati appaiono ancora più preoccupanti: non solo 9.000 euro in più rispetto a chi vive a Parigi, Londra, Berlino, ma cresce pure, da ottobre 2010, il differenziale dei tassi applicati in Italia e in Eurolandia per i prestiti: più gravosi dell'1,04% quelli imposti nel nostro Paese, incrementando così i costi in più che il cliente bancario italiano  deve sopportare rispetto al cugino inglese, francese o tedesco. L'associazione dei consumatori Adusbef, inoltre, ha rilevato come nel nostro Paese continui la crescita dei pignoramenti. L'unico dato positivo risiede nei mutui fondiari che rispetto alla media degli altri Paesi europei, in Italia tende a diminuire: dallo 0,56% di Luglio allo 0,42% odierno. Una situazione non facile per le famiglie italiane, confermata dagli allarmi lanciati sia da Bankitalia sia dall'Ance, l'associazione dei costruttori edili. Quest'ultima sottolinea infatti come in Italia continua a pesare il differenziale con l'Europa sul costo dei mutui a tasso fisso erogati alle famiglie per l'acquisto di abitazioni: mentre nell'area euro a settembre i tassi medi sui mutui erano al 3,74%, in Italia la media era pari al 4,1%, con un differenziale dello 0,36%. Il margine a settembre si è tuttavia ridotto dopo aver raggiunto il massimo ad agosto (0,69%). Ma c'è la resistenza a scendere (inelasticità) dei tassi d'interesse rispetto all'Irs 10 anni (tasso base di indicizzazione): il differenziale è aumentato sensibilmente, arrivando a toccare ad agosto un +1,9%. Per arrivare a questa conclusione l'Associazione dei costruttori ha preso come riferimento un'ipotesi di finanziamento per l'acquisto della prima casa in Italia e nella zona euro, per un mutuo pari a 150.000 euro da rimborsare in 25 anni. In sostanza, afferma l'Ance,  è come se le famiglie italiane pagassero per 12 mesi in più rispetto a quelle europee, come si evince dal Rapporto "Il credito nel settore delle costruzioni in Italia". Questo differenziale, sostiene l'Ance, di certo non contribuisce ad una ripresa del mercato immobiliare italiano e provoca un peggioramento nella competitività del Paese. Poco prima, invece, la Banca d'Italia aveva sottolineato che le famiglie italiane fanno più fatica a far fronte al pagamento della rata del mutuo: l'insolvenza riguarda infatti circa il 5% dei sottoscrittori di un mutuo. In pratica, una famiglia su 20 ha difficoltà a rimborsare il debito sottoscritto con la banca per l'acquisto di un'abitazione. E anche l'Adusbef aveva rilevato che nel nostro Paese crescono i pignoramenti delle case, che sono cresciuti nel 2010 del 31,8% rispetto al 2009. Nel triennio 2008 - 2010 invece sono state messe all'asta circa 150.000 abitazioni. Dati preoccupanti questi che fanno più impressione se si prende in considerazione la caduta dei tassi di interesse che, nonostante siano i più bassi dal primo dopoguerra ad oggi, non riescono a contenere il boom dei pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari. Secondo le stime dell'Adusbef, inoltre, le procedure immobiliari, accelerate con la nuova legge fallimentare del 2004 sono pari al 2,4% del totale dei mutui, (150.000 su 3,6 milioni), con circa 28.000 procedure avviate nel 2010, contro le 21.000 del 2009 che, sommate alle 20.000 registrate nel 2008, potrebbero far sparire una media città come Monza, che vede proprio aumentati del 20,2% i pignoramenti nel 2009. Il boom di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari, con aumenti stimati nel 2010 rispetto al 2009, da un minimo del 13,8% a Rovigo, e del 13,9% a Venezia contro il 16,1% a Forlì e 16,7% a Vicenza, non risparmia praticamente nessuna città. Salgono infatti del 18,1% i pignoramenti a Perugia, contro il 18,7% di Padova e il 20,1% di Reggio Emilia, seguiti da Modena che vede crescere i pignoramenti del 21,7%, mentre a Napoli la crescita si attesta al 23,7%. Questa triste classifica, però, è guidata da città come Torino, in cui il livello di crescita dei pignoramenti supera la soglia del 50% attestandosi per l'esattezza al 54,8% e Milano (+48,3%).

mercoledì 16 febbraio 2011

Decreto Milleproroghe: aiuti alle banche e tassa sui film

Dall’aiuto fiscale alle banche in vista dei maggiori vincoli di Basilea 3, alla tassa di 1 euro sui biglietti del cinema; dallo stop della tagliola sui precari alla proroga sul pagamento delle quote latte; dal ripristino (anche se solo in parte) dei fondi per l’editoria e le Tv locali alla tassa sui terremoti e i rifiuti; dal mantenimento del blocco degli sfratti per le famiglie disagiate alla possibilità per Poste Italiane di acquistare quote della futura Banca del Sud.Con una sorpresa finale che ieri ha fatto subito scivolare il titolo di Parmalat in Borsa. Sono queste le principali misure del Milleproroghe che oggi ha ottenuto il via libera del Senato con il voto di fiducia. Il Milleproroghe contiene una norma fondamentale grazie alla quale le banche sono più solide e hanno i mezzi per competere sui mercati internazionali aumentando la loro patrimonializzazione e senza la quale il sistema italiano delle imprese sarebbe stato in difficoltà. In particolare l'emendamento presentato da Giuseppe Esposito (Pdl) prevede che entri il 30 giugno 2011 Poste Italiane S.p.A. costituisca con delibera dell'assemblea, su proposta del consiglio d'amministrazione, un patrimonio destinato esclusivamente all'esercizio dell'attività di Bancoposta.

martedì 15 febbraio 2011

Come salvaguardare il capitale dall'aumento dei prezzi?

Con l'avvento dell'Euro l'inflazione a due cifre è un lontano ricordo, almeno stando ai dati ufficiali diramati dagli istituti preposti. Tuttavia il caro vita rappresenta sempre una minaccia per i risparmi degli italiani. Nel recente passato, in uno scenario strutturale di bassa inflazione, sono state sufficienti leggere fiammate dei prezzi per ricondurre in territorio negativo i rendimenti reali degli investimenti obbligazionari. In un'ottica di lungo termine, pertanto, rimane sempre valida la strategia di mettere al riparo il capitale dall'aumento dei prezzi con titoli inflation linked, che si adeguano automaticamente alle oscillazioni dei mercati e delle economie. Con l'idea, però, di tenerli fino a scadenza: i prezzi dei titoli indicizzati al carovita sono volatili e nel breve periodo possono deludere le attese di coloro che si attendono una piccola ma costante rivalutazione. Un rialzo dei tassi di interesse nominali,  non associato ad un incremento dell'inflazione può arrivare a penalizzare anche pesantemente i titoli inflation linked. E se i fondi comuni e gli ETF che investono in bond indicizzati all'inflazione evidenziano le migliori performance nelle fasi di mercato in cui le aspettative di inflazione sono elevate, non sono rari i casi in cui, nella loro settennale esperienza, hanno chiuso un singolo anno solare (nel 2006, 2008 e 2010) in profondo rosso, anche del 9%.

lunedì 14 febbraio 2011

Il mercato dei conti deposito è in fermento!

Parcheggiare la liquidità in modo sicuro ricavandone comunque un rendimento interessante, conti deposito, pronti contro termine e conti correnti ad alta remunerazione, negli anni si sono conquistati una buona fetta dei risparmi degli italiani complici le turbolenze sui mercati, le tenzioni sui titoli di stato e, non ultimo, la recente ripresa dell'Euribor. La caccia ai nuovi clienti non è finita, anzi, continua ad arricchirsi con nuove iniziative e nuove proposte. Conto Arancio ha inaugurato il 2011 con una proposta che garantisce un tasso del 2,40% lordo per 12 mesi, per tutti i clienti, sia vecchi che nuovi, che possiedono entrambi i prodotti del gruppo vale a dire il conto deposito e il conto corrente. Che Banca! invece, offre ai clienti del suo conto deposito un tasso del 2,50% lordo ma solo sulle somme depositate per un anno, gli interessi però sono anticipati. Paga subito anche Rendimax di Banca Ifis, che nelle scorse settimane ha lanciato il primo deposito a 18 mesi sul mercato italiano. La remunerazione in questo caso arriva al 3,33% lordo l'anno. Nel panorama dei conti deposito qualcuno va oltre la soglia del 3%. E' il caso di Webank che paga il 3% lordo per somme vincolate a 12 mesi, ma la promozione è riservata solo ai nuovi clienti che aprono il conto entro l'8 aprile del 2011. E' importante aggiornarsi per muoversi tra le tante novità e offerte. Per giudicare la convenienza delle proposte bisogna guardare al tasso d'interesse applicato sia in fase promozionale che in seguito. Molti, infatti, propongono elevati rendimenti solo per i primi mesi. Un'altra variabile riguarda la frequenza con cui vengono capitalizzati gli interessi che può essere mensile, trimestrale, semestrale o annuale. Ci sono poi conti che garantiscono un risparmio maggiore a condizione, però, che i risparmi rimangano vincolati per un determinato periodo di tempo.

lunedì 7 febbraio 2011

Sospensione della rata del mutuo se si è in difficoltà economica

Quella di poter sospendere la rata del mutuo se si è in difficoltà economica è un'opportunità derivante dal piano famiglie siglato un anno fa tra Abi e associazioni dei consumatori. Questo piano è stato prorogato e adesso chi è in difficoltà nel pagamento del mutuo può chiedere la sospensione delle rate fino al 31 luglio del 2011. La notizia è stata diramata dal presidente dell'Abi Giuseppe Mussari e dalle associazioni dei consumatori firmatarie dell'accordo. Le richieste per lo stop al pagamento delle rate che, lo ricordiamo, non comportano sconti da parte delle banche ma solo il differimento temporale delle stesse, possono essere effettuate in caso di eventi gravi come, ad esempio la perdita del posto di lavoro, la cassa integrazione, oppure in seguito all'insorgenza di cause di non autosufficienza di un componente del nucleo familiare. Gli eventi in base ai quali si può chiedere la sospensione devono essersi verificati entro il 30 giugno e le domande devo essere presentate entro il 31 luglio di quest'anno. Le condizioni sono le medesime dell'accordo passato, c'è però un altro aspetto importante da segnalare, ovvero le famiglie in difficoltà sono quelle che hanno già usufruito della sospensione della rata del mutuo quindi ci si chiede come faranno le persone che si sono già avvalse di questa opportunità a ritornare a pagare? La proroga è comunque un fatto molto importante. Le associazioni dei consumatori premono già affinchè si adottino delle iniziative che vadano oltre la scadenza del 31 luglio 2011. L'auspicio è quello di rendere definitivo il provvedimento in maniera tale da prevedere un aiuto costante per le famiglie. Dall'entrata in vigore del piano famiglie sono circa 40.000 i nuclei familiari che hanno usufruito della sospensione della rata.

venerdì 4 febbraio 2011

Cos'è la cedolare secca?

Cos'è la cedolare secca? E' l'imposta unica pari al 20% o al 23% (a seconda che il contratto sia di tipo concordato o di tipo libero) sul totale dei canoni percepiti. Ricomprende l'Irpef e l'imposta di registro. Secondo le nuove normative è una scelta del contribuente che pagando questa imposta eviterà che il canone percepito vada a cumularsi con il suo reddito annuo e che al canone si applichi l'aliquota Irpef marginale. Il contribuente può optare per il regime attuale, cioè l'Irpef sull'85% dei canoni sul contratto libero e sul 60% sul concordato. Questo sistema conviene a chi ha redditi medio alti. Il vantaggio dell'abbattimento d'imponibile verrebbe comunque superato dall'abbassamento dell'aliquota. La cedolare si paga sul 100% dei canoni. La cedolare secca si applica a tutti gli immobili residenziali posseduti da persone fisiche e affittati a persone fisiche.

giovedì 3 febbraio 2011

Quali tipologie di prestito vitalizio esistono?

La doppia natura del prestito vitalizio ne fa uno strumento finanziario assai particolare. Esso, infatti, è, al contempo, sia un prodotto di finanziamento con ipoteca che un valido strumento per pianificare le proprie esigenze finanziarie dopo la pensione. Essendo oggi il mercato molto più maturo, esistono diverse tipologie di prestiti vitalizi e numerosi operatori di mercato in grado di offrirli. Le diverse tipologie di prestito vitalizio sono generalmente classificate come segue:


  • LIFETIME MORTGAGE: è un prestito con ipoteca su un immobile del cliente (il contraente). Gli interessi sono sommati al capitale e pagati alla fine del contratto, ovvero quando viene a mancare il contraente. Il cliente rimane proprietario dell'immobile, può quindi abitarlo e ne rimane responsabile per manutenzione e costi;
  • INTEREST ONLY: è un mutuo il cui capitale si ripaga alla morte del contraente, mentre gli interessi vengono pagati secondo scadenze condivise (ad esempio, mensilmente); il contraente rimane quindi proprietario della casa, come avviene per il LIFETIME MORTGAGE;
  • HOME REVERSION SCHEMES: equivale alla vendita della nuda proprietà, nella quale il cliente vende la proprietà della casa, riservandosi di abitarvi per tutta la vita; a fronte di questa vendita si riceve una somma o un piano di erogazione rateale, avendo però perso la proprietà dell'immobile;
  • SHARED APPRECIATION MORTGAGE: è un finanziamento in cui la società finanziatrice concede al sottoscrittore una somma in cambio di una quota dell'incremento di valore dell'immobile. La parte finanziatra (il cliente) mantiene il diritto a vivere nell'immobile per tutta la vita. Più il cliente è anziano, minore quota della rivalutazione è richiesta dal finanziatore;
  • HOME INCOME PLAN: equivale a un prestito vitalizio, dove però l'importo ricavato è utilizzato per acquisire una rendita vitalizia da parte del cliente; in tal modo è più facile integrare il reddito mensile per risolvere le esigenze finanziarie correnti.

martedì 1 febbraio 2011

Classifica dei 10 migliori mutui presenti sul mercato

La classifica dei 10 migliori mutui presenti sul mercato è suddivisa in due categorie: mutui a tasso variabile e mutui a tasso fisso. I dati sono stati forniti dagli istituti di credito proponenti. Premesso che questa graduatoria non vuole essere valida in tutti i casi, tiene conto di un mutuo di 150.000 euro a 20 anni con pagamenti mensili.

Tra i mutui a tasso variabile, al momento la migliore offerta presente sul mercato parrebbe essere il mutuo variabile Che Banca! il cui tasso è pari al 2,12% (Cap al 2,60%). A brevissima distanza troviamo la proposta di Ing Direct, 2,14% e di Webank 2,171% (Cap 2,682%). Banco Popolare si attesta al quarto posto grazie ad un mutuo riservato però solo ai soci e che ha un tasso pari al 2,32% senza Cap rate. Il Credito Emiliano, invece, occupa una posizione intermedia, 2,36% (Cap 3,43%). Il mutuo Bancoposta di Poste Italiane 2,43% senza cap rate si attesta al sesto posto, seguito a brevissima distanza dal mutuo IW della IW Bank 2,57% con cap al 2,88%. Intesa Sanpaolo, dal canto suo, offre un prodotto che, fino al 31 marzo 2011, prevede la riduzione di 20 basis point sui tassi per le surroghe rispetto ai tassi pro tempore vigenti (2,6% - surroga 2,321% - Cap rate 2,779%). Unicredit Banca offre un mutuo a tasso variabile al 3,03% (cap rate 3,34%) ed infine Banca Monte dei Paschi di Siena, 3,04% con cap rate fissato al 3,660%.

Le soluzioni a tasso fisso, ovviamente più onerose, in cambio di un'evidente convenienza legata alla tranquillità dell'immutabilità della rata da pagare nel corso di tutta la durata del contratto, vede primeggiare Unicredit Banca dall'alto del suo 3,40% che distanzia notevolmente ogni altro prodotto offerto dalla concorrenza. Il più vicino, in percentuale, è il mutuo a tasso fisso di Che Banca! 4,93% che si colloca più o meno sullo stesso piano del finanziamento di Webank 4,972%. Ing Direct (5%) e Intesa Sanpaolo (5,004%) aprono il gruppone delle offerte di fascia intermedia, tra le quali segnaliamo il mutuo del Banco Popolare (5,20%) seguito da quello di Poste Italiane (5,29%) e dal finanziamento di IW Bank (5,32%), non molto dissimile dal prodotto finanziario del Credito Emiliano (5,34%). Anche in questo caso l'ultima piazza spetta al mutuo a tasso fisso di Banca MPS con il suo 6,040%.
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