martedì 28 luglio 2009

Citigroup chiude il comparto del credito al consumo in Italia

Appena 11 anni fa, nel 1998 nasceva negli USA Citigroup Inc, un colosso della finanza mondiale che vide la luce attraverso una fusione tra Citicorp e Travelers Group e che, a tutt'oggi, può vantare numeri da primato in ogni parte del globo, grazie ai suoi 300000 impiegati e agli oltre 200 milioni di conti correnti attivi in più di 100 Paesi.

Citigroup è, dunque, almeno in apparenza, una delle realtà più solide e consolidate del mercato finanziario e allora ci si chiede: come mai, in Italia, a breve chiuderà il comparto relativo al credito al consumo?

Questo provvedimento, alquanto drammatico ai fini occupazionali, vedrà la forza lavoro impiegata ridursi del 50%! Da qui alla fine dell'anno, dunque, Citigroup potrà contare su non più di 500 unità a fronte delle oltre 1000 attualmente operative in 65 filiali sparse sul territorio che, ovviamente, verranno tutte chiuse.

Il perché di una scelta tanto dolorosa va ricercato all'interno di logiche di riassetto societario che, basandosi sul calcolo di freddi numeri, quasi mai tengono conto del fattore umano.

La strategia di ridurre il bilancio e disinvestire negli asset "non-core" potrebbe, il condizionale è d'obbligo, concretizzarsi attraverso la cessione del business italiano di private banking alla spagnola Santander scongiurando, di fatto, la chiusura del comparto, pur sempre contemplando un sostanzioso ridimensionamento dell'organico.

Citigroup private banking ha in gestione asset per circa 2 miliardi di euro ed è considerato troppo piccolo per essere competitivo sul mercato. Se la banca non riuscirà, in tempi brevi, a trovare un acquirente, l'unità sarà chiusa per dar modo al colosso statunitense di concentrare i propri sforzi su corporate e investment banking, e transazioni finanziarie globali settori, questi, in cui Citigroup è storicamente molto competitiva.

Nel nostro Paese Citigroup è meglio conosciuta come Citifinancial, primaria società di credito al consumo, che attualmente propone alla clientela, in qualità di intermediario di IBL Banca, quale unica forma di finanziamento, il prestito garantito fino a 100000 euro rimborsabile con rate sullo stipendio o sulla pensione. Questo prestito non finalizzato si configura, a tutti gli effetti, come una cessione del quinto a rata costante per tutto il periodo d'ammortamento.

lunedì 27 luglio 2009

Le clausole nei contratti di mutuo sono spesso ingiustificate!


Le clausole sono parte di un contratto legale e mirano a fissare, di volta in volta, alcuni aspetti particolari del medesimo con l'intento di regolare in toto ogni determinazione volitiva inscindibile contenuta nel contratto.

Partendo dalla legge numero 52 del 1996, inerente tutta una serie di norme a tutela dei consumatori, ci si rende conto di come all'interno dei contratti bancari sono, a volte, ancora presenti clausole che per svariati motivi non si riescono ancora ad eliminare e che, ad un'analisi più approfondita, risultano essere ingiustificate o addirittura illogiche.

Leggendo e rileggendo attentamente diversi contratti di mutuo ci si può trovare di fronte a clausole che, sotto il profilo della disciplina del rapporto tra banca e cliente, destano forti dubbi di abusività o di leggittimità.

In particolare ci riferiamo, ad esempio: 1) a quelle che stabiliscono quale sia il foro competente in caso di controversie legali (di norma è quello ove è ubicata la sede della banca e non, come sarebbe più logico e meno dispendioso per il soggetto più debole, quello della residenza del consumatore); 2) le clausole in forza delle quali gli estratti conto della banca fanno sempre piena prova contro la parte mutuataria; 3) le assurde clausole che privano il mutuatario del diritto di chiedere la cancellazione della garanzia ipotecaria dopo che il mutuo è stato integralmente rimborsato; 4) le clausole che vietano, in termini assoluti, l’accollo del debito derivante dal mutuo; 5) le clausole con le quali si inibisce in modo rilevante l’uso dell’immobile cauzionale; 6) le clausole che derogano al regime di parziarietà e sussidiarietà previsti, in materia di obbligazioni, dalla disciplina della comunione legale; 7) le clausole che abilitano la banca a risolvere il contratto a fronte del mancato rispetto di obbligazioni troppo generiche, o non particolarmente significative, o non corrispondenti a interessi meritevoli di tutela; 8) le clausole che trasferiscono sul mutuatario gli oneri tributari diretti della banca; 9) appaiono, inoltre, abusive le clausole che pretendono di consentire alla banca di modificare unilateralmente, e senza giustificato motivo, le condizioni economiche del contratto, compreso il tasso di interesse. E’ evidente che il cliente che contrae un mutuo fa pieno affidamento sul tasso e sulla durata convenuti, e da lui accettati, in base alle previsioni di reddito che si presume gli consentano un regolare adempimento delle obbligazioni assunte.

In linea di principio, è legittimo affermare che il cliente deve sempre avere la possibilità di decidere che tipo di mutuo contrarre, tra uno a tasso fisso, misto o variabile, ed è l'unico responsabile del rischio di questa scelta. Non sembra, invece, dal punto di vista legale, compatibile con la natura del contratto di mutuo, che tali elementi di base possano essere modificati unilateralmente e discrezionalmente dalla banca, la quale aumenti, ad esempio l’importo del tasso fisso, o il parametro di riferimento di quello variabile, o i punti di maggiorazione di quest'ultimo (lo spread), o costringa il mutuatario, se non vuole aderire a tali modifiche, ad uscire anticipatamente dal rapporto.

Come si evince da questo breve elenco, sono numerose le postille alle quali è necessario prestare la massima attenzione all'atto della stipula di un contratto di mutuo. Ove previste, tutte le clausole testé elencate, una volta firmato il contratto, non sono modificabili né eliminabili, ragion per cui non sarebbe una cattiva idea farsi assistere da un legale, magari amico, al fine di trovare, quando possibile, delle soluzioni che più si confanno alle proprie reali esigenze.

sabato 25 luglio 2009

Annuario del contribuente 2009


L'Annuario del Contribuente 2009, da qualche giorno disponibile online presso il sito dell'Agenzia delle Entrate e, in forma cartacea, (ne sono state stampate circa 200.000 copie), presso tutti gli uffici territoriali dell'amministrazione finanziaria (o in alternativa in calce a questo post), è un'utilissima guida che ha lo scopo di aiutare i contribuenti a far valere i propri diritti al fine di adempiere al meglio ai propri doveri.

L'Annuario del Contribuente 2009 consta di ben sette sezioni:

1) Informazioni generali: in questa sezione vengono elencate dettagliatamente tutte le principali scadenze fiscali del 2009 ed è possibile, anche, informarsi in merito alla famigerata tessera sanitaria che, in verità, in molti non hanno a tutt'oggi ricevuto. Tra le altre informazioni disponibili citiamo anche gli approfondimenti dedicati ad alcuni importanti servizi online messi a disposizione dell'utenza da parte dell'Agenzia delle Entrate, ovvero "Entratel" (servizio telematico rapido ed efficiente tramite il quale è possibile mettersi in contatto con l'Agenzia delle Entrate ed effettuare online i propri adempimenti tributari), "Fisconline" (servizio dedicato a tutti i contribuenti, compresi i cittadini italiani residenti all'estero, le società e gli enti, che non debbano presentare la dichiarazione dei sostituti di imposta (modello 770) per più di 20 soggetti e che non siano già abilitati ad Entratel), "Codice PIN" e "Cassetto Fiscale" (servizio che consente la consultazione delle proprie informazioni fiscali relative a: dati anagrafici; dati reddituali; dati di condono e concordati; dati dei rimborsi; dati dei versamenti effettuati tramite Modello F24 e F23; dati patrimoniali [atti del registro].

2) Le imposte sul reddito: come si evince dal titolo, questa parte del fascicolo offre tutta una serie di suggerimenti su come calcolare l'Irpef e su come ottenere le detrazioni fiscali per tipo di reddito e per i familiari a carico. Importanti anche i paragrafi dedicati alle spese detraibili dall'Irpef e quelli dedicati alle spese deducibili. Il capitolo si chiude con due pagine interamente riservate alla tassazione delle rendite finanziarie, da sempre al centro di aspre polemiche per via delle basse aliquote alle quali sono assoggettate.

3) Le dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche: questo breve ma fondamentale capitolo, racchiude, in sole 10 pagine, rilevanti indicazioni in merito a numerosi aspetti legati al modello 730, ai redditi che con esso possono essere dichiarati, ai termini ed alle modalità di presentazione, alla scelta dell'8 e del 5 per mille. Simile per composizione è anche l'alinea dedicato al modello Unico.

4) Versamenti, rimborsi e bonus famiglia: come si effettuano i versamenti per il pagamento delle imposte? Quali sono le principali scadenze delle imposte dovute con la dichiarazione dei redditi? Quali sono gli errori più comuni di compilazione dei modelli di versamento F23 ed F24? Come ottenere i rimborsi risultanti dalle dichiarazioni? A questi e moltissimi altri quesiti darà risposta questo quarto capitolo dell'Annuario del Contribuente 2009, all'interno del quale sarà possibile reperire tutta una serie di suggerimenti inerenti casi particolari quali, a titolo meramente esemplificativo, possono essere: un vaglia non recapitato al destinatario, oppure il mancato accredito di un rimborso o la scadenza dei termini per la riscossione di un rimborso, in contanti, alle Poste. In chiusura l'alinea riservato al bonus famiglia con tutte le istruzioni per richiederlo senza commettere errori.

5) Le imposte sugli immobili e sulle successioni e donazioni: per chi ne avesse la necessità, questa parte dell'annuario, offre la possibilità di prendere visione della classificazione e delle rendite catastali degli immobili a destinazione ordinaria, speciale e particolare. L'alinea contiene anche utilissime informazioni sui contratti di locazione, sul pagamento dell'Imposta Comunale sugli Immobili e sulla dichiarazione di successione.

6) In caso di errori >>> ravvedimento, comunicazioni e sanzioni: capitolo concernente le linee guida da seguire nel caso in cui il contribuente, per distrazione o per "furbizia" abbia taciuto in parte, o in toto, la percezione di redditi. Si parla diffusamente dell'istituto del "ravvedimento operoso", meccanismo attraverso il quale, il contribuente, può regolarizzare omissioni e irregolarità commesse, beneficiando della riduzione delle sanzioni amministrative. Sono presenti anche due paragrafi dedicati alle sanzioni tributarie e a quelle penali. In collaborazione con Equitalia, poi, è stata redatta anche una parte inerente esclusivamente le cartelle esattoriali. Interessante il paragrafo dedicato all'annullamento della cartella, al ricorso ed alla relativa sospensione del provvedimento esattivo.

7) Contenzioso e strumenti per evitarlo: come evitare o risolvere le liti tributarie, il diritto di interpello e il ricorso tributario, sono queste le parti salienti di questo ultimo capitolo dell'annuario.
Annuario Del Contribuente 2009

venerdì 24 luglio 2009

Calcolare il piano di ammortamento con 6 programmi gratuiti!

Normalmente, chi ha la necessità di contrarre un mutuo o richiedere un prestito personale, brancola nel buio alla ricerca di informazioni utili inerenti i tassi applicati sui finanziamenti, al fine di farsi un'idea precisa di quello che sarà l'impegno di spesa che dovrà essere sostenuto per un lungo arco di tempo.

Questa legittima esigenza viene soddisfatta da numerose applicazioni online che, però, di solito attengono specifici prodotti, in quanto gli sviluppatori hanno avuto cura di realizzarli su commessa da parte delle banche, fattispecie questa che, di fatto, ne ridimensiona l'utilità per l'utilizzo su vasta scala.

Per ovviare a queste limitazioni è necessario, dunque usare un programma che sia in grado di calcolare il piano di ammortamento del mutuo o del prestito personale in maniera tale da consentire all'utilizzatore di configurare i parametri a seconda delle sue reali esigenze.

Programmi del genere si trovano sul mercato a caro prezzo e, il più delle volte, offrono funzionalità talmente avanzate e complesse da risultare alquanto intricati. L'utilizzatore medio, invece, ha bisogno di un programma gratuito, facile da capire e da configurare fin dal primo impiego.

In tal senso citiamo in questo post 6 programmi per calcolare il piano di ammortamento del mutuo e dei prestiti personali che hanno tutti la caratteristica di essere estremamente intuitivi, gratuiti e, fatti salvi due software, in lingua italiana.

Eccoli di seguito accompagnati da una brevissima descrizione:

1) Simple Mortgage: è un programma pensato per calcolare gli interessi del mutuo. E' in inglese ma il suo utilizzo è talmente facile ed intuitivo da essere veramente alla portata di tutti.

2) Calc2002: di questa vera e propria suite che consta di agenda, programma per la gestione del bilancio familiare e calcolatrice, abbiamo già parlato, però è bene far cenno anche delle sue potenzialità relativamente al calcolo del piano di ammortamento del mutuo. Di sicura affidabilià, questo programma, nella fattispecie, non è molto semplice e, in un primo momento, può disorientare per via delle numerosissime funzioni di cui dispone.

3) Mutui Casa Trentennali: per ottenere le informazioni desiderate è sufficiente inserire le cifre negli appositi moduli, e il foglio di calcolo restituirà un dettagliatissimo report relativo ad ogni singolo prospetto di ammortamento.

4) Loan Calculator: con questo software, in lingua inglese, è possibile calcolare gli interessi per periodi e frequenza di pagamento.

5) Ammortamenti e calendari: valido programma che permette di calcolare e sviluppare piani di ammortamento in modalità rata costante ed a capitale costante, inoltre, quale funzione aggiuntiva, consente di elaborare calendari calcolando automaticamente le festività.

6) Piani di ammortamento: è possibile lavorare con le vecchie lire o in euro; basterà inserire i dati richiesti e al resto penserà il programma che, però è bene dirlo, necessita di Microsoft Excel.

Ovviamente, questi sono solo una selezione dei programmi per calcolare il piano di ammortamento del mutuo o del prestito personale disponibili oggi sul mercato. Inoltre, è doveroso dire che vi sono anche tantissimi programmi di gestione finanziaria che permettono di elaborare previsioni finanziarie in base alle caratteristiche specifiche dei prodotti sottoscritti e, al contempo, di integrare anche dati e previsioni relative ai finanziamenti sottoscritti da società diverse. Queste, però, nella maggior parte dei casi, sono delle funzionalità difficili da reperire e da utilizzare poiché inserite all’interno di sistemi gestionali evoluti.

giovedì 23 luglio 2009

I programmi per la gestione del bilancio familiare semplificano la vita!

I programmi per la gestione del bilancio familiare semplificano davvero la vita? La risposta è senz'altro positiva! Infatti, oggigiorno, arrivare alla fine del mese è diventato un problema e, di conseguenza, tener nota delle spese sostenute può dare un'idea chiara di quelle che sono le voci di costo più onerose o del tutto inutili in merito alle quali riflettere sull'opportunità di apportare dei tagli decisi, al fine di conseguire un certo risparmio.

Sul mercato sono presenti numerosissimi software adatti allo scopo ma, in questo post, ne citeremo soltanto 11 aventi tutti la medesima caratteristica, ovvero quella di essere completamente gratuiti ed in italiano.

Ma a cosa serve esattamente un programma per la gestione del bilancio familiare?

Un programma del genere svolge una funzione importantissima, ovvero quella di permettere all'utilizzatore di effettuare confronti e valutazioni approfondite in merito alle entrate ed alle uscite mensili, bimestrali o, meglio ancora, trimestrali operando in maniera del tutto automatica.

Di norma, la prima volta che viene utilizzato, un programma per la gestione del bilancio familiare va configurato a seconda delle proprie reali esigenze. In tal modo si eviterà di dover fare i conti con modelli troppo complessi che prevedono l'implementazione di voci che poi risulterebbero inutilizzate.

Una volta configurato il programma sarà necessario schematizzare, o per meglio dire, classificare le voci di costo in almeno tre grandi categorie come, ad esempio, le seguenti:

- Spese obbligatorie: rientrano in questo gruppo l'affitto, la rata del mutuo o dei prestiti personali contratti, le spese condominiali, le utenze domestiche (luce, acqua, gas, telefono, spazzatura, ecc.), le imposte (canone Rai, ICI per chi ha una seconda casa, ecc.), i premi delle polizze assicurative.

- Spese necessarie: alimentazione, prodotti per la casa, abbigliamento, collaborazioni in ambito familiare (colf, badanti, baby sitter), spese mediche, figli (paghetta, scuola, svaghi), trasporti.

- Spese facoltative: fitness e bellezza, libri e giornali, tempo libero, bar e ristoranti, viaggi e vacanze.

Una volta ultimata la costruzione del proprio rendiconto periodico sarà sufficiente segnare, di volta in volta, tutti i movimenti di denaro effettuati, avendo cura di non trascurare nulla. Nel giro di pochi mesi, questo modus operandi vi permetterà di valutare serenamente l'opportunità di ridurre le spese non propriamente necessarie.

Dicevamo in apertura del post che i programmi presi ad esempio sono 11 e tutti gratuiti, oltreché in lingua italiana:

1) Myco: questo programma permette di suddividere le spese in classi e categorie. I dati possono essere filtrati per un facile controllo ed esportati in Excel, Txt, e Html.

2) Banana Contabilità 5: senza inserire il codice di licenza si può usare in modo completo e gratuito il "Libro cassa" e la "gestione indirizzi ed etichette" nonché la contabilità semplice, la contabilità in partita doppia e la contabilità multi-moneta inserendo fino ad un massimo di 50 righe di registrazioni.

3) Contofamiglia e Contofamiglia Pocket Pc: Per poter utilizzare Contofamiglia con Windows, senza alcuna limitazione è necessario effettuare una registrazione del tutto gratuita alla pagina: http://www.iacosoft.com/registracntfmg.asp - una volta compilato il modulo, verrà inviato all’indirizzo e-mail indicato il codice di sblocco.

4) JConti Free: è un semplicissimo programma di gestione della contabilità familiare completamente free. Nell'area "Opzioni" potrete personalizzare le voci delle cartelle a piacimento, sia per le spese che per le entrate.

5) IPASE Base: la forza di iPase sta nella sua capacità di offrire in partenza tutte le possibili voci di spesa ed entrata già organizzate nel modo più completo ed efficiente possibile.

6) Acemoney Lite: questo programma è in grado di monitorare anche il proprio portafoglio titoli e, inoltre, supporta i formati di file QIF ed OFX, permettendovi, pertanto, di scaricare informazioni da banche online o di importarle da un altro software di gestione finanziaria.

7) Bilancio 5.1: è possibile gestire sia rapporti generici (ad esempio le spese familiari, le spese per l'auto ecc.) sia rapporti di conto corrente bancario (in questo caso vi è la possibilità di visualizzare i saldi, ordinati per data operazione oppure per valuta). E' multi-utente e multi-rapporto.

8) Calc2002 5.1: è una suite completa che fa anche da agenda e calcolatrice. In essa è incluso anche il programma per la gestione del bilancio familiare "Bilancio 5.1". E'
necessario il numero seriale che viene generato all'interno di ogni copia del programma.

9) ContoQ 5.5:
semplice e gratuito programma per tenere sotto controllo i propri risparmi. La password per accedere al programma è "quinci". Questa può essere successivamente cambiata.

10) Money Manager: è funzionante anche in modalità "stand alone" quindi senza necessità di installazione. E' trasportabile, ad esempio, su una normale chiavetta USB. E' possibile monitorare sia il conto corrente che il proprio portafoglio titoli.

11) Microsoft Office 2007: Scaricare l'apposito modello pronto per essere utilizzato con Excel 2007. Ecco l'indirizzo da cui è possibile effettuare il download:http://office.microsoft.com/it-it/templates TC101884081040.aspx?CategoryID=CT101172321040

Questo elenco, ovviamente, non è esaustivo ma da esso potete sicuramente attingere le risorse di cui avete bisogno per gestire facilmente il vostro bilancio familiare senza dover spendere un euro!

mercoledì 22 luglio 2009

Gli sconti fiscali sui mutui per la casa tra interpretazioni e realtà!

Da qualche tempo, il mondo dei mutui ipotecari vive una stagione che definire confusionaria è poco. Il motivo? La poca chiarezza che circonda la relativa normativa fiscale. A tal fine, è bene chiarire quelli che sono gli aspetti principali per ciò che attiene gli sconti e le detrazioni di cui i mutuatari possono beneficiare in sede di dichiarazione dei redditi.

In particolare è detraibile il 19% degli interessi passivi, degli oneri accessori e delle quote di rivalutazione pagati per i mutui ipotecari finalizzati all'acquisto, alla costruzione o alla ristrutturazione dell'abitazione principale dell'intestatario del mutuo o di un suo familiare (non necessariamente il coniuge o i figli ma, anche un affine entro il secondo grado). In questo caso, la detrazione fiscale spetta su un importo massimo di 4000 euro.

Se, invece, il mutuo richiesto per finanziare l'acquisto dell'abitazione principale è di importo superiore rispetto al costo sostenuto per l'acquisto dell'immobile, come risultante dall'atto notarile, gli interessi su cui calcolare la detrazione vanno ridotti in maniera proporzionale.

L'immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dall'acquisto. Si può anche prendere prima il mutuo ed entro un anno concludere la compravendita dell'immobile. La detrazione fiscale (entro un tetto massimo di 2582,28 euro) spetta anche nel caso in cui il mutuo contratto per la costruzione o la ristrutturazione dell'abitazione principale, sia stato stipulato non oltre sei mesi prima o entro i diciotto mesi successivi dalla data d'inizio dei lavori.

Vista la varietà di situazioni che caso per caso possono presentarsi è sempre utile, anzi doveroso, rivolgersi sempre ad un commercialista che sarà in grado di dirimere ogni dubbio e vi consiglierà al meglio su come sfruttare al massimo gli sconti fiscali. Questo breve vademecum proposto da noi, infatti, è giocoforza una sintesi estrema delle principali normative fiscali oggi in vigore ed ha lo scopo di tracciare i caratteri più comuni d'interesse generale.

martedì 21 luglio 2009

Analisi CartaSi Move On


CartaSi Move On, nel mare magnum del mercato delle carte di credito personali, si distingue per la capillare diffusione nonché per i numerosi servizi messi a disposizione della clientela.

CartaSi Move On emerge dalla massa anche per l'estrema flessibilità legata ai piani di rimborso. E' demandata all'utente, infatti, la scelta relativa a come e quanto pagare. Le spese effettuate tramite la carta possono essere rimborsate interamente a rate, oppure una parte a rate ed un'altra in unica soluzione, sempre il quindicesimo giorno del mese successivo alla data d'acquisto.

Una caratteristica interessante della carta, il cui costo annuale ammonta a 19 euro (massimo 30,99 euro), inerisce la possibilità di ottenere fino a 45 giorni di credito senza interessi. Inoltre, qualora se ne abbia la necessità, rateizzando almeno 100 euro nel corso dell'anno solare, la quota annuale viene azzerata.

Sul piano della sicurezza CartaSi, come sua abitudine, ha predisposto tutta una serie di servizi antifrode a tutela della clientela che, tra l'altro, potrà conoscere in tempo reale ogni movimentazione di denaro direttamente tramite sms.

Il plafond disponibile ogni mese ammonta ad almeno 1300 euro e, di norma, non è prevista alcuna commissione aggiuntiva sulle spese, fatti salvi i prelievi di benzina per i quali è prevista una maggiorazione fissa di 0,77 centesimi di euro e le operazioni di anticipo contante, che prevedono una commissione per il servizio del 4% sull’importo prelevato (2 euro ogni 50 euro prelevati, non proprio una bazzecola!).

Sono completamente gratuiti, invece, i servizi di blocco carta e consultazione del saldo, dei movimenti e della disponibilità nonché l'assistenza telefonica tramite operatore, tutti i giorni della settimana, da lunedì a venerdì dalle 8 alle 20.

L'estratto conto on-line, i servizi sms di carattere informativo relativi alle operazioni effettuate con la carta, i servizi sms di consultazione del conto della carta e la polizza multirischi, sono anch'essi gratuiti.

Per quanto riguarda i servizi a pagamento facoltativi citiamo: 1) il programma "ioSi" (quota annuale d'iscrizione 12 euro) che altro non è se non una sorta di club fedeltà al quale aderire per ottenere agevolazioni di vario genere come, ad esempio, dei punti per ottenere dei regali, oppure sconti presso alcuni esercizi commerciali, accesso esclusivo ad offerte promozionali e concorsi dedicati; 2) il servizio Sentinel che ha un costo base di 14,46 euro l'anno, (ma a seconda delle opzioni può arrivare anche a 55,78 euro per tre anni - 18,60 euro l'anno - per tutta la famiglia), che a nostro avviso è molto valido, infatti, oltre a mettere a disposizione della clientela il servizio di blocco della carta in caso di furto o smarrimento (Numero Verde 800151616), prevede anche la sottoscrizione automatica di una polizza assicurativa contro le frodi che rimborsa fino a 185 euro per carta e 1.850 euro per evento, in caso di utilizzo illecito delle carte avvenuto nelle 24 ore precedenti la denuncia al Centro Servizi Sentinel. Ma non è tutto, il servizio Sentinel consente anche di prelevare fino a 390 euro in caso d'emergenza e, se necessario, contempla anche l'invio di 4 biglietti aerei, da utilizzare per il rientro in Italia, in caso di furto o smarrimento della carta di credito all'estero. Altro fiore all'occhiello è il servizio, sempre facente parte del pacchetto Sentinel, inerente la possibilità di registrare tutti i documenti personali, in modo da recuperare facilmente i propri dati in caso di furto o smarrimento.

Il duplicato della Carta, con diversa numerazione, viene emesso gratuitamente e inviato al domicilio del titolare o presso la sua banca entro un lasso di tempo predeterminato che, di volta in volta, il servizio clienti comunicherà all'interessato. In caso di emergenza, il titolare può anche richiedere una sostituzione urgente della carta di credito, al costo di 10,33 euro, oppure gratis se si tratta di una CartaSi Platinum o Oro, o se si è soci del club "ioSi".

In definitiva si tratta di un buon prodotto che, se usato con oculatezza, può agevolare lo svolgimento delle vostre attività economiche quotidiane. Peccato per i costi relativi ai rifornimenti di carburante e per quelli inerenti i prelievi di contante che, a dire il vero, sono un pò alti. Voto: 6,5

lunedì 20 luglio 2009

Analisi della carta Superflash di Banca Intesa Sanpaolo


Superflash di Banca Intesa Sanpaolo è, a tutti gli effetti, una carta di credito prepagata, nominativa e ricaricabile che, a differenza dei prodotti ad essa simili, presenti oggi sul mercato, permette, a chi la possiede, di effettuare tutte le operazioni tipicamente caratteristiche dei conti correnti bancari.

Al costo di circa 0,83 centesimi di euro al mese (9,90 euro l'anno), Superflash ha l'obiettivo di facilitare il più possibile l'esecuzione delle più comuni operazioni bancarie affinché, il cliente, possa beneficiare di un'ampia gamma di servizi, fruibili in piena mobilità e senza disagi.

Sottoscrivendo il contratto, che ha una durata di 4 anni, ed acquisendo la titolarità della carta Superflash, dunque, senza doversi recare in filiale e, soprattutto, senza che vi sia la necessità di aprire un conto corrente, si potrà operare tramite i circuiti di pagamento Mastercard e Moneta al fine di portare a compimento la disposizione di bonifici bancari ma non solo, sarà, infatti, possibile accreditare il proprio stipendio o la propria pensione, effettuare, ovviamente, versamenti, prelievi e pagamenti presso tutti gli esercizi commerciali aderenti ai circuiti sopracitati, anche via internet. Inoltre sarà possibile effettuare ricariche telefoniche e consultare i movimenti e il saldo della carta direttamente online, anche per mezzo di un cellulare di ultima generazione, scaricando ed istallando l'apposita applicazione disponibile sul sito ufficiale della banca, oppure si potranno gestire tutte le operazioni da uno degli oltre 5700 sportelli automatici messi a disposizione da Banca Intesa. Per accedere a tutti i servizi messi a disposizione via internet dalla banca, contestualmente alla consegna della carta Superflash, verrà rilasciata anche la chiavetta O-Key per accedere gratuitamente ai servizi online.

Superflash di Banca Intesa Sanpaolo è utilizzabile entro il limite dell’importo caricato sulla carta stessa ed entro il limite di prelievo e di pagamento giornaliero indicato sul contratto. Qualora la carta, per qualsiasi motivo, non sia stata utilizzata per più di un anno, 60 giorni prima della scadenza, la banca, unilateralmente, risolverà il contratto e, di fatto, non darà seguito ad alcun rinnovo automatico.

Una cosa da tenere ben presente è che insieme al contratto relativo alla carta Superflash, il cliente deve sottoscrivere anche un altro contratto relativo al "Servizio via internet, cellulare e telefono". L’attivazione di questo servizio, che per i titolari della carta Superflash è limitato alla funzionalità via internet, è completamente gratuita in luogo dei 30,99 euro di canone annuo che normalmente dovrebbero essere corrisposti all'istituto di credito.

La giacenza massima sulla carta è di 10.000 euro e per quel che concerne i costi relativi alla ricarica di Superflash diciamo subito che, fatta salva la prima che, se fatta contestualmente all'apertura presso una filiale del gruppo Intesa Sanpaolo, è gratuita, le seguenti hanno un costo variabile in funzione del mezzo utilizzato. Così, ad esempio, in filiale potrà essere applicata una commissione pari ad 1 euro qualora la ricarica venga effettuata in contanti e di ben 2,50 euro se disposta direttamente dal proprio conto corrente. Un pò diverse, invece, sono le tariffe per le ricariche effettuate tramite gli sportelli automatici. In questo caso si va da 1 euro, per le operazioni effettuate tramite una carta emessa dal gruppo Intesa Sanpaolo, fino ai 2 euro per ricariche effettuate con carte emesse da altri gruppi bancari. Anche via internet si paga per ricaricare la carta e, più nel dettaglio, si va, anche in questo caso, da 1 euro a 2 euro.

Anche disporre un bonifico ha un costo che, per l'esattezza, ammonta a 0,50 centesimi di euro per singolo bonifico disposto in filiale; 2,50 euro verso una banca del gruppo e 3,50 euro verso altre banche. La rendicontazione annuale online è gratuita così come l'attivazione del servizio di notifica delle operazioni via sms per ricevere, sul proprio telefono cellulare, un breve messaggio di testo ogni volta che con la carta si effettua un prelievo o si autorizza una spesa al di sopra della soglia stabilita dal titolare della carta. Per ogni sms inviato verrà addebitato dal proprio gestore telefonico un costo che è variabile in funzione dell'operatore utilizzato.

Ottimo il servizio di "Carta Virtuale" che permette di operare nel web in tutta sicurezza, attraverso la generazione di codici usa e getta da utilizzare per effettuare acquisti online preservando, in tal modo, i dati originali della propria carta di credito.

Attualmente, e questa è una pecca alla quale Banca Intesa ha promesso di rimediare in tempi abbastanza rapidi, la carta Superflash non permette di effettuare il pagamento di bollettini postali, bollettini ICI, bollettini per il pagamento delle utenze domestiche (gas, luce, telefono), canone RAI o altri documenti di pagamento.

In conclusione diciamo che, tutto sommato, si tratta di un prodotto che, seppur ancora incompleto, offre diverse opzioni per gestire il proprio denaro in assoluta mobilità. Di sicuro il costo estremamente ridotto del canone annuo è un ottimo incentivo al quale, però, fanno da contraltare i costi, inerenti le operazioni dispositive, che, di fatto, scoraggiano un pò l'uso molto frequente di questo strumento. Ben inteso che pretendere di avere tutti questi servizi gratis sarebbe utopico oltreché antieconomico per la banca che, lo ricordiamo è una società con fini di lucro e quindi deve ottenere degli utili, però una limatina ai costi sarebbe stata, a nostro avviso, ancor più incentivante oltreché conveniente per i consumatori. VOTO: 6,5

giovedì 16 luglio 2009

Zopa è stata cancellata dall'elenco degli intermediari finanziari!


Zopa Italia, dopo poco meno di due anni di attività, chiude i battenti? Speriamo proprio di no! Il social lending nel nostro Paese ora è rappresentato solo da Boober, altra solida e seria realtà operante nel settore dei prestiti tra privati.

Ma vediamo nel dettaglio cos'è successo. Perché Zopa, al momento, non può più operare in Italia? Ad impedirglielo è un decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze che, su indicazione della Banca d'Italia, ha cancellato dall'elenco degli intermediari finanziari (si veda l'ex articolo 106 del Testo Unico Bancario) la società di via Savona a Milano.

La ragione risiederebbe nel fatto che Zopa, mantenendo sul proprio conto corrente di transito le somme "depositate" dai prestatori, si sarebbe trasformata, di fatto, in un vero e proprio operatore di raccolta del risparmio, venendo meno - questo è quanto afferma Bankitalia - allo svolgimento del ruolo di semplice intermediario di pagamenti.

Analizzando approfonditamente la situazione, Bankitalia ha ritenuto opportuno operare in questa direzione a tutela degli investitori in quanto, a ben vedere, il creditore si troverebbe, in maniera del tutto inconsapevole, in una posizione analoga a quella di un depositante senza, però, poter contare sulle tutele previste dall'ordinamento giuridico in atto per i risparmiatori.

Per quanto riguarda i prestatori, l'AD di Zopa Italia, Maurizio Sella, ha tenuto a precisare fin da subito che "a tutela di tutti i prestatori, rimane pienamente attiva la gestione dei prestiti posti in essere, sia per l'incasso delle rate sia per il recupero credito. Il denaro dato in prestito diventerà gradualmente disponibile al rientro delle rate mensili".

La giacenza sul conto corrente di transito, pari a circa un milione di euro nel momento in cui la società ha ricevuto la notifica dell'avvenuta cancellazione dall'elenco degli intermediari finanziari, è già in fase di redistribuzione a tutti i depositanti.

Il social lending, fenomeno del quale abbiamo più volte parlato ed anche in maniera approfondita in questo blog, resta una delle novità più apprezzate dell'intero panorama economico-finanziario italiano. Non lo diciamo solo noi ma è la gente che ha determinato il successo di questa formula proveniente dall'estero. Zopa Italia, attualmente, vanta più di 40.000 iscritti e, in poco più di un anno e mezzo, 5.000 persone si sono prestate complessivamente più di 7 milioni di euro (per l'esattezza 7.156.340 euro).

I prestiti tra privati offrono degli indiscutibili vantaggi sia ai prestatori che ai richiedenti. I primi, prestando il proprio denaro, possono ottenere dei rendimenti che difficilmente altri canali d'investimento possono garantire (siamo, in media, intorno al 7%), i secondi, invece, possono ottenere la liquidità di cui hanno bisogno spuntando dei tassi molto più convenienti rispetto a quelli proposti dalle tradizionali società finanziarie che, in media, non scendono mai sotto il muro del 14%.

Al momento Zopa ha sospeso la trattazione di nuovi prestiti e l'ingresso di nuovi prestatori.Così come si evince dal sito ufficiale che restano attivi, per i prestatori, i servizi di accredito mensile delle rate dei prestiti in corso, di controllo dei movimenti e del saldo del Portafoglio Zopa, il controllo dell'andamento dei prestiti finanziati, il ritiro dei fondi, l'aggiornamento dei propri dati personali. Per quanto riguarda i richiedenti, invece, restano operativi i servizi di addebito delle rate fino all'estinzione del prestito ottenuto, l'estinzione anticipata del prestito, la visualizzazione dei dettagli del prestito in corso, il controllo dell'avvenuto ripagamento delle rate, l'aggiornamento dei propri dati personali.

APPROFONDIMENTI

- Prestiti tra privati: il social lending prende piede in Italia!
- Il social lending cos'è e a chi è rivolto?
- Social Lending: vantaggi per i prestatori e per i richiedenti
- Zopa ed Experian insieme per ridurre i rischi di insolvenza da parte dei richiedenti
- Rientro Rapido di Zopa per far fronte ad improvvise esigenze di liquidità!
- Boober tutelerà i richiedenti attraverso uno strumento assicurativo

domenica 12 luglio 2009

Nuove regole per i leasing

Leasing con nuove regole di derivazione Ires/Ias se stipulati prima dal 2008. Per i contratti antecedenti vale, invece, la disciplina transitoria prevista dalla manovra anticrisi (Decreto Legge 185/08), senza però poter operare deduzioni extracontabili.

Questi, in estrema sintesi, sono i dettami della circolare 33/E diramata venerdì scorso dall'Agenzia delle Entrate che, a ben vedere, fornisce anche le prime istruzioni sul principio di rilevanza fiscale dei criteri Ias introdotto dalla Legge Finanziaria del 2008 (Legge 244/07), ponendo l'accento, in particolar modo, sulle regole transitorie e la facoltà di riallineamento previste dalla manovra anticrisi. La circolare ha, altresì, fatto chiarezza in merito alle divergenze strutturali, come quelle sui marchi e l'avviamento che, di fatto, non rientrano nel regime transitorio.

La Legge Finanziaria 2008 (Legge 244/07) ha eliminato numerosi disallineamenti per le società che adottano i criteri Ias, stabilendo la piena efficacia fiscale dei criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione dei componenti reddituali. La derivazione rafforzata ha effetto per i componenti rilevati in bilancio dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007. Restano, dunque, i disallineamenti creati prima del 2008.

Il Decreto Legge 185/08, meglio noto come decreto anticrisi, ha permesso di affrancare le differenze esistenti al primo gennaio 2009 pagando un'imposta sostitutiva. Gli effetti delle vecchie operazioni che ricadono nel bilancio 2008 continuano ad essere assoggettati alla disciplina fiscale precedente se le operazioni sono diversamente qualificate, classificate, valutate e imputate temporalmente ai fini fiscali rispetto al bilancio 2007.

APPROFONDIMENTI

- Contratti di leasing standard: definiti i punti cardine per la stesura attraverso un format!
- Il leasing è ammissibile al cofinanziamento, ma a quali condizioni?

mercoledì 8 luglio 2009

Cos'è il credito all'esportazione?

Il credito all'esportazione consiste in una serie di finanziamenti accordabili alle medie e piccole industrie che collocano loro produzioni sui mercati esteri. Questa particolare forma di finanziamento è ampiamente diffusa nei rapporti commerciali con i Paesi in via di sviluppo e con quelli a economia pianificata (per i quali esiste un accordo secondo cui i Paesi esportatori fissano i tassi minimi da applicare per impedire una concorrenza troppo accesa).

Il credito all'esportazione può presentarsi in due diverse forme: a) credito fornitore (supplier's credit) e b) credito acquirente (buyer's credit).

CREDITO FORNITORE (supplier's credit)

Il supplier's credit è un sistema di finanziamento in base al quale un esportatore estende il credito ad un importatore straniero al fine di agevolare il suo acquisto, concedendogli, di fatto, una vera e propria dilazione di pagamento.

Nel credito fornitore vi è una doppia operazione di finanziamento: il fornitore dell’opera fa credito al cliente, mentre il sistema bancario fa credito al fornitore; sullo sfondo, i sistemi di sostegno all’export dei paesi occidentali (sistemi di assicurazione crediti e sistemi di agevolazione crediti).

CREDITO ACQUIRENTE (buyer's credit)

Il buyer's credit è un sistema di finanziamento indiretto, ovvero che necessita di un intermediatore finanziario, che consente all'acquirente straniero di beni esportati di ottenere una dilazione di pagamento. Il finanziamento può essere erogato in due modi: 1) direttamente all'importatore; 2) indirettamente attraverso una banca operante nel Paese dell'importatore.

Nel credito acquirente è, dunque, direttamente il sistema bancario che fa credito al cliente, che così può pagare le forniture in contanti.

DIFFERENZE TRA SUPPLIER'S CREDIT E BUYER'S CREDIT

Queste due tipologie di finanziamento si differenziano, in maniera sostanziale, sotto molti aspetti.

Dal punto di vista meramente patrimoniale, nel buyer’s l’indebitamento cade sull’importatore estero mentre, nel supplier’s sul fornitore; il supplier’s produce un’accumulazione dei crediti a lungo termine nell’attivo patrimoniale, mentre il buyer’s consente all’esportatore di estinguere i crediti maturati man mano che si creano le condizioni per effettuare un tiraggio sul prestito; il buyer’s pone a carico dell’importatore il pagamento degli interessi sul prestito contratto a suo nome, mentre il supplier’s scarica sull’esportatore l’onere del pagamento degli interessi.

Per ciò che attiene l'aspetto finanziario, invece, l’indebitamento contratto dall’esportatore per far credito all’importatore sarà censito nella centrale dei rischi e quindi produrrà una diminuzione della capacità di ulteriore credito; i beneficiari della copertura assicurativa sono la banca dell’esportatore in presenza di un buyer’s e l’esportatore in presenza di un supplier’s; la percentuale di copertura assicurativa nel caso di supplier’s è più bassa che non nel caso di buyer’s.

Sotto l'aspetto gestionale, il supplier’s fa ricadere sull’esportatore un onere di gestione molto superiore che non nel buyer’s; nel buyer’s l’esportatore viene pagato regolarmente a stati di avanzamento lavori o a stati di avanzamento della fornitura; una volta ultimata la fornitura egli è completamente svincolato da ogni ulteriore adempimento; il supplier’s scarica, invece, sull’esportatore tutta la laboriosità della gestione. Tra l’altro, egli dovrà proseguire la gestione nel periodo successivo al completamento della fornitura fino allo scadere dell’ultima rata; per tutte queste ragioni si tende ad utilizzare quanto più frequentemente possibile il buyer’s credit.

lunedì 6 luglio 2009

Interventi a sostegno delle PMI del Friuli Venezia Giulia

Come sempre attenta alle esigenze delle imprese operanti sul territorio, la Regione Friuli Venezia Giulia, nell'ambito di una serie articolata di interventi destinati alle aziende di dimensioni medio piccole, ha predisposto un fondo, denominato per l'appunto "Fondo regionale di garanzia per le PMI" che ha lo scopo di facilitare l'accesso al credito delle realtà imprenditoriali che versano in condizioni di disagio economico-finanziario.

Il riferimento normativo è il Decreto del Presidente della Regione del 20 marzo 2009, numero 73. Per essere ammessi alla cogaranzia del Fondo, i richiedenti devono essere valutati economicamente e finanziariamente sani dal Comitato di garanzia ed i finanziamenti devono riguardare tutte quelle operazioni bancarie, per le quali è richiesta la cogaranzia del Fondo da parte delle PMI aventi sede o unità operativa nella regione Friuli Venezia Giulia, che sono finalizzate al finanziamento dell’operatività corrente ovvero al consolidamento a medio termine delle passività a breve, connesse allo svolgimento di attività nel territorio della regione.

Un'altra condizione necessaria è quella di essere assistiti da garanzia del Confidi convenzionato. La garanzia è esplicita, incondizionata ed irrevocabile; è inoltre diretta, nel senso che si riferisce ad una singola esposizione.

Per la tipologia relativa al consolidamento del debito a breve, lo stesso soggetto può beneficiare di un nuovo intervento del Fondo sulla medesima tipologia solo una volta restituito integralmente il finanziamento garantito.

La cogaranzia può essere concessa per un importo massimo corrispondente al 40% del finanziamento bancario e relativamente al solo debito in linea capitale.

Verificata con la Banca convenzionata con il Fondo la possibilità di ottenere un finanziamento, l’impresa compila la domanda chiedendo contestualmente l'attivazione sia della garanzia di un Confidi sia della cogaranzia del Fondo regionale.

Entro 15 giorni lavorativi dalla domanda la Banca convenzionata trasmette al Comitato di Gestione del FRIE la documentazione istruttoria; entro 15 giorni lavorativi dal ricevimento della documentazione il Comitato delibera in merito alla concessione della cogaranzia regionale. Le sono esaminate nel rispetto dell’ordine di ricevimento.

Se la domanda è accolta, il Comitato emette la fideiussione a favore della Banca convenzionata e nell’interesse dell’impresa richiedente. In caso di non ammissibilità, la domanda viene archiviata.

Tra le altre caratteristiche, che deve possedere l'azienda richiedente, vi sono anche le seguenti:

- il fatturato negli ultimi due anni, così come rilevato dalle dichiarazioni fiscali o dai bilanci deve aver registrato una crescita di almeno il 10%;

- l’impresa deve avere un'anzianità superiore ai cinque anni;

- l’impresa deve presentare un utile d’esercizio negli ultimi due anni;

- il finanziamento non deve essere assistito da garanzie reali, assicurative e bancarie;

I documenti da produrre sono i seguenti:

a) la domanda di cogaranzia, sottoscritta congiuntamente dalla Banca convenzionata e dal richiedente;

b) la comunicazione dell’avvenuta concessione del finanziamento, eventualmente condizionata all’ammissione alla garanzia del Confidi convenzionato e della cogaranzia del Fondo, indicante tutte le condizioni che regolano l’operazione;

c) la comunicazione del Confidi convenzionato di ammissione alla garanzia, eventualmente condizionata alla concessione del finanziamento ed all’ammissione alla cogaranzia del Fondo;

d) la documentazione attestante la sussistenza in capo ai richiedenti dei requisiti e delle condizioni di cui all’articolo 3 del Regolamento richiesti per l’ammissione alla garanzia del Fondo;

e) gli elementi utili per una corretta valorizzazione delle garanzie reali, assicurative, bancarie acquisite;

f) autocertificazione dello scoring della PMI richiedente per l’ammissione ai benefici del Fondo.

domenica 5 luglio 2009

Prestiti alle imprese: i dettagli dell'accordo siglato tra Confindustria e Banca Intesa

Strangolate dal fisco, indebolite dai parametri estremamente restrittivi dettati da "Basilea 2", travolte dall'attuale, sfavorevole, congiuntura economico-finanziaria, le imprese italiane, secondo i dati forniti dalla CGIA di Mestre, da gennaio a settembre 2008 hanno chiuso i battenti in 336.846 unità, con un saldo negativo, tra nuove iscrizioni e cessazioni, di ben 13.184 aziende.

In un siffatto scenario va ad inquadrarsi l'accordo siglato venerdì scorso tra Confindustria e Banca Intesa Sanpaolo. Un piano che prevede tutta una serie di misure a favore delle aziende con l'obiettivo di favorirne lo sviluppo ed la ripresa economica e produttiva condizione, questa, assolutamente necessaria per salvaguardare l'occupazione e rilanciare l'economia del Paese.

Il fabbisogno di liquidità verrà assicurato attraverso il sostegno al capitale circolante, effettuato tramite il conto insoluti, grazie al quale, le imprese, riceveranno una specifica linea di credito che gli permetterà di addebitare gli insoluti trimestrali su un conto corrente appositamente dedicato, senza intaccare, in tal modo, quello ordinario dell'impresa. Solo alla scadenza del trimestre il saldo debitore verrà addebitato nuovamente sul conto ordinario.

Un altro punto cardine dell'accordo è la possibilità, per le imprese, di rinviare il pagamento delle rate di mutui e leasing per un periodo massimo di 12 mesi.

Inoltre, per le società che assumono l'impegno a migliorare la struttura patrimoniale dell'azienda, entro un dato periodo, è disponibile un finanziamento massimo di 3 milioni di euro, con una durata compresa tra i 3 e i 5 anni.

Per le società che effettuano un aumento di capitale è disponibile un finanziamento di importo pari ad un multiplo dell'aumento di capitale effettivamente versato dai soci, con un massimo di 5 milioni di euro, per una durata compresa tra i 5 e i 10 anni. Il finanziamento sarà erogato in base alle garanzie rilasciate e sarà soggetto ad un preammortamento massimo di 2 anni.

Il piano potrà contare su ingenti risorse. Infatti si parla di circa 60 miliardi di euro che Intesa Sanpaolo metterà a disposizione, nell'arco dei prossimi tre anni, delle imprese con un fatturato annuo non superiore a 500 milioni di euro.

sabato 4 luglio 2009

Analisi short selling Webank

Tempo fa, ci siamo occupati approfonditamente dello short selling (vendita di titoli allo scoperto) definendone ogni aspetto.

Quest'oggi, in particolare, vogliamo soffermarci ad analizzare lo short selling di Webank che permette alla clientela di operare secondo due modalità: a) Intraday (applicabile sui principali titoli FTSE Italia All Share); b) Multiday (applicabile sui titoli del paniere FTSE MIB).

L'obiettivo primario dello short selling è, senza ombra di dubbio, quello di sfruttare delle fasi ribassiste di mercato. Per sua natura, è bene dirlo, la vendita allo scoperto è piuttosto complicata da effettuare ed è consigliabile che lo faccia un trader esperto ed evoluto piuttosto che un piccolo risparmiatore privo di esperienza nel settore.

Proprio per questo motivo Webank, per poter effettuare operazioni di vendita allo scoperto, richiede, per l'attivazione del servizio, un profilo di esperienza e conoscenza della materia alta o medio alta.

Le modalità di utilizzo dello short selling, come detto, sono due e il cliente, all'atto dell'inserimento di un ordine, ha la possibilità di scegliere se inserire un ordine intraday o multiday.

L'ordine di short selling intraday consente di vendere dei titoli senza averli in portafoglio, per poi riacquistarli all'interno della stessa giornata operativa. La formula multiday, invece, consente di mantenere aperta la posizione per più giorni, fino ad un massimo di 90.

A protezione delle posizioni di short selling intraday e multiday, Webank offre un servizio di stop loss automatico, ovvero un limite alle perdite fissato ad una percentuale del -10% del margine.

Una buona strategia è quella di operare a margine, ovvero immobilizzare sul proprio conto soltanto una piccola percentuale dell'investimento complessivo. Webank, a tal fine, permette al cliente di scegliere, all'atto dell'inserimento dell'ordine, la percentuale del margine, in un range che va dal 20% al 40% e, in funzione di quello che sarà il valore del margine, verrà impostato il valore di stop loss automatico a protezione dell'investimento. Operare a margine, in buona sostanza, vuol dire moltiplicare gli utili ma anche moltiplicare le eventuali perdite.

Un'altra, importante caratteristica dello short selling Webank è quella di consentire all'investitore di trasformare una posizione intraday in una posizione multiday. Infatti, se lo strumento finanziario, sul quale opera il cliente, dispone dell'operatività sia intraday che multiday, questi può decidere in ogni momento, prima della fine della giornata borsistica, di trasformare la sua posizione da intraday a multiday utilizzando la funzionalità "carry on" presente all'interno del portafoglio short.

Ovviamente, per poter effettuare operazioni di short selling è necessario aprire un conto corrente, ad esempio il conto@me di Webank, ed un portafoglio titoli.

L'attivazione del servizio di short selling è gratuita mentre sono previsti il pagamento di 10 euro per l'accensione del prestito titoli (solo nella formula multiday) e 100 euro a titolo di commissione per mancata ricopertura, ma solo nel caso in cui la posizione risulti scoperta. Sulle operazioni di short selling è prevista l'applicazione del piano commissionale scelto (fisso o variabile) e, di conseguenza, la commissione si applica sulla vendita allo scoperto e sulla chiusura dell'operazione con l'acquisto dei titoli. Infine, per quanto riguarda il tasso prestito titoli, questi è variabile nella versione multiday. VOTO: 7,5

venerdì 3 luglio 2009

La crescita dei prestiti è ai minimi storici!

Netta frenata dei prestiti al settore privato, con particolare riferimento alle famiglie e alle imprese, in tutta Europa.

Nel solo mese di maggio di quest'anno, secondo i dati in possesso della Banca Centrale Europea, messi a confronto con le serie storiche, i prestiti hanno registrato il tasso di crescita più basso di sempre.

Secondo la Bce i prestiti al settore privato hanno segnato un rialzo pari ad appena l'1,8% su base annua dopo il +2,3% di Aprile, aumentando dello 0,2% su base mensile (primo rialzo in 4 mesi).

La recessione sta spingendo molte aziende a tagliare gli investimenti, riducendo, così, la domanda di prestiti, mentre le banche di Eurolandia adottano una politica del credito più rigida contro la crisi.

Un altro dato fornito dalla Bce riguarda la massa monetaria all'interno dell'area Euro, anche in questo caso si è registrato un calo che complessivamente ammonta al 3,7%.

In un siffatto scenario, i tassi d'interesse sono stati confermati, dai vertici della Bce, sui livelli del recente passato, ovvero all'1%.
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