lunedì 21 aprile 2008

Il FMI consiglia di spingere la crescita dell'eurozona con le leve fiscali

Il periodo è critico, si sà. I mercati non sono più così tanto performanti, i salari sono al palo e i consumi ridotti al minimo indispensabile. Questa è la fotografia fedele della situazione economica di alcuni Paesi della zona Euro, con particolare riferimento al bacino del Mediterraneo, che dovranno rimboccarsi le maniche ed applicare una politica correttiva che deve basarsi sugli stabilizzatori automatici e sulle leve fiscali.

Il FMI ha indicato questa strada, come l'unica percorribile nel medio periodo, al fine di controbilanciare il rallentamento economico della Francia, del Portogallo e naturalmente anche dell'Italia. In tutti questi Paesi, che è bene ricordarlo, sono vincolati da impegni di bilancio con l'UE, gli stabilizzatori dovrebbero operare solo se venissero centrati gli obiettivi di risanamento a medio termine.

Intanto la Bce nel Rapporto annuale 2007, dedicato ai conti pubblici dell'Eurozona, critica il programma di stabilità presentato dall'Italia e da altre Nazioni europee in crisi affermando che "questi Paesi continuano a beneficiare di un gettito fiscale eccezionalmente robusto che migliora la posizione strutturale di bilancio anche se la durata di un tale gettito è tutt'altro che assicurata nel tempo".

Addirittura, per l'Italia si ipotizza il mancato raggiungimento del pareggio di bilancio per il 2010 e l'impossibilità di centrare l'obiettivo minimo di tagliare il deficit strutturale dello 0,5% nel corso di quest'anno.

L'Euro estremamente forte nei confronti del Dollaro USA, vicino a quota 1,60, unitamente alla ormai famigerata crisi dei mutui subprime americani, che stanno dilaniando il sistema economico d'oltreoceano, preoccupano e non poco il FMI secondo cui "le perdite, dichiarate fino al marzo 2008 dalle banche europee, sarebbero arrivate a circa 80 miliardi, anche se le stime complete dicono che dovrebbero essere più consistenti di circa 43 miliardi di euro". Una vera enormità!
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